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LO SPORT E L’ATTIVITA’ FISICA NEI BAMBINI FANNO SEMPRE BENE?
Accade che durante o dopo alcune attività sportive praticate costantemente, ad alcuni bambini ed adolescenti, insorgano dei dolori alle articolazioni e che i genitori preoccupati dalla loro persistenza e ricorrenza si rivolgono al medico o al pediatra di fiducia per avere delle spiegazioni. Per questo, ci siamo proposti di scrivere questo breve ma completo articolo che ha lo scopo di dare delle corrette informazioni sul problema e di aiutare i genitori a conoscerlo ed affrontarlo meglio.
Cominciamo col dire che i dolori alle articolazioni nei bambini ed adolescenti che compaiono dopo uno sport praticato costantemente, sono attribuiti per la maggior parte delle volte alla crescita e vengono perciò comunemente chiamati “dolori della crescita”. Questo termine indica in realtà una malattia dello scheletro detta osteocondrosi che da un punto di vista strettamente medico consiste in un’alterazione del processo di ossificazione encondrale delle cartilagini di accrescimento delle epifisi, apofisi e metafisi articolari. In termini più semplici, si tratta di un’alterazione del processo di accrescimento, accrescimento a cui tutte le ossa vanno incontro. Tra i dolori articolari, quello più frequentemente lamentato dai bambini è quello al ginocchio. In questi casi si tratta dell’osteocondrosi apofisaria tibiale che è conosciuta anche comunemente come malattia di Osgood-Schlatter. Questa malattia prende il nome dal primo medico che nel 1903 la descrisse e ne soffrono in genere gli adolescenti tra i 12 ed i 15 anni, anni in cui, avviene la fase apofisaria della maturazione ossea della tuberosità tibiale. Una domanda frequente che in questi casi i genitori porgono al medico con curiosità è perché il dolore al ginocchio compare dopo la partita di calcio, la corsa o dei salti ripetuti. La spiegazione è da ricercare scientificamente e biomeccanicamente nella contrattura ripetitiva del muscolo quadricipite e nella tensione del tendine rotuleo che avviene durante l’esecuzione di alcuni movimenti come i salti e la corsa. Questo tendine inserendosi sull’apofisi tibiale anteriore infatti, la traziona ripetutamente provocando dolore proprio in questa sede così come illustrato in fig1. Ma come si devono comportare i genitori in queste situazioni? In questi casi, quando il dolore interessa solo un ginocchio è utile far eseguire al bambino delle radiografie che mostreranno nel caso di osteocondrosi una irregolarità dell’apofisi che apparirà o separata dalla tuberosità tibiale o frammentata (fig.2). Come esami, si possono anche effettuare una semplice ecografia o una risonanza magnetica nucleare del ginocchio che non esporranno i bambini a radiazioni ed aiuteranno comunque a fare diagnosi. Una volta riconosciuta la malattia, la cura consiste nell’alleviare il dolore del bambino con semplici gesti come quello di applicare del ghiaccio sul punto dolente più volte nel corso della giornata, di somministrare degli anti-infiammatori per bocca e di evitare gli sport che causano dolore almeno fino a quando scheletricamente l’apofisi non si sia fusa completamente con la tibia. La malattia in genere, si risolve dopo la crescita senza lasciare problemi e solo in pochissimi casi il dolore al ginocchio può persistere e può permanere una prominenza ossea esuberante sulla tibia. Ma oltre al ginocchio il dolore può interessare altre articolazioni? La risposta è si perché l’osteocondrosi può interessare anche altre ossa in accrescimento come ad esempio la parte posteriore del calcagno (fig.3). In questi casi si tratta della malattia di Sever-Blenke che colpisce proprio il nucleo apofisario di accrescimento del calcagno. Questo nucleo della tuberosità posteriore del calcagno viene quindi trazionato ripetutamente dal tendine d’Achille e questo causa il dolore tipico di questa malattia. Spesso, il disturbo è bilaterale e ciò ci può tranquillizzare, ma quando il dolore si presenta solo su un piede è invece opportuno prestare più attenzione e far eseguire al bambino delle radiografie. La cura di questo problema può essere semplice se viene esattamente diagnosticato dal pediatra o dall’ortopedico. Noi ortopedici consigliamo in questi casi, l’uso di calzature idonee che siano un po’ più alte sotto il tallone e l’astensione solo di determinate attività sportive. Il piede può anche essere sede di altre osteocondrosi come quella della base del 5° metatarso (malattia di Iseline), dello scafoide e della testa del 2° metatarso (malattia di Kohler I e II) o del 3° metatarso. Il bambino in questi casi lamenterà un dolore al mesopiede o all’avampiede e potrà anche zoppicare. L’uso di idonei plantari è la cura più efficace da effettuare in queste malattie. L’anca può anche essere colpita da questa malattia? si, anche l’anca può far male.Una coxalgia con zoppia può comparire quando il bambino cammina o si affatica e questo può far sospettare che ci sia un’osteocondrosi che interessa la testa del femore. In questo caso si può trattare della malattia di Legg-Calvé-Perthes dove una tempestiva valutazione dei sintomi, l’esame radiografico e l’ecografia delle anche sono elementi importanti che consentiranno ai medici di effettuare una precoce diagnosi e conseguentemente un precoce trattamento della malattia. Questa malattia in genere non desta preoccupazione perchè nella maggior parte dei bambini affetti, dopo la crescita si ha una guarigione spontanea. Solo in pochi casi, può essere indicato durante la crescita del bambino l’astensione del carico o l’uso di tutori di carico che hanno la funzione di centrare e posizionare la testa femorale nella normale sede acetabolare. L’ultimo disturbo articolare di cui parliamo, non ultimo però come importanza è il mal di schiena, in genere ne soffrono adolescenti e bambini che praticano costantemente la ginnastica artistica, il sollevamento di pesi, la danza, la palla a volo e questo disturbo compare più frequentemente tra i 7 ed i 10 anni. Da un punto di vista medico le malattie più frequenti che possono causare a questa età, questo disturbo sono due : la spondilolisi e spondilolistesi. La spondilolisi consiste in un’interruzione dell’istmo della vertebra mentre la spondilolistesi consiste nello scivolamento della vertebra. L’interruzione dell’istmo della vertebra potrebbe secondo alcuni verificarsi solo in casi specifici e predisposti già dalla nascita, mentre secondo altri potrebbe essere dovuto a dei microtraumi ripetuti che si verificherebbero durante ripetuti e specifici movimenti e specifiche attività sportive. Ma questi disturbi alla schiena si risolvono dopo la crescita? Nella maggior parte dei casi si. Di spondilolisi di solito si guarisce spontaneamente dopo la crescita, ma bisogna comunque sapere che in alcuni casi è bene far seguire il bambino dall’ortopedico perché potrebbe necessitare di una terapia chinesica come una ginnastica posturale, un potenziamento della muscolatura del tronco ecc. Un’attenzione in più merita poi la spondilolistesi. In questi casi è consigliabile far eseguire visite specialistiche periodiche e controlli radiografici fino alla maturità scheletrica per valutare l’evoluzione della malattia. Vogliamo concludere quest’articolo tranquillizzando i genitori in merito ai dolori articolari che possono comparire dopo determinati sport che vengono praticati in modo costante dai bambini e dai nostri adolescenti. La maggior parte dei dolori articolari che compaiono durante la crescita e con determinate attività sportive praticate costantemente, non devono destare quindi esagerati allarmismi e sproporzionate preoccupazioni. Se si tratta di osteocondrosi, si tratta per lo più di disturbi, che in genere, guariscono una volta terminata la crescita senza causare problemi nell’età adulta. È comunque importante che il genitore che nota il problema si rivolga ad uno specialista in modo che venga effettuata una corretta diagnosi e cura della eventuale malattia. Lo sport e le attività fisiche hanno un ruolo importante e positivo nello sviluppo dei bambini. Un’attività sportiva praticata in modo costante, adeguato e corretto non può che far bene ai nostri bambini ed adolescenti. L’insorgenza del dolore articolare se dovuto all’osteocondrosi, si manifesta il più delle volte soltanto dopo specifici sport e movimenti e quello che è consigliabile evitare sono esclusivamente dei determinati movimenti e stress sulle articolazioni affette, questo non vuol dire proibire al bambino tutti gli altri sport e movimenti. Il medico specialista potrà quindi dare delle giuste indicazioni sul tipo di attività sportiva che il bambino potrà tranquillamente praticare senza alcun problema.
Bibliografia
F. Postacchini e coll. Ortopedia e Traumatologia. Antonio Delfino Editore
G.Canepa e G. Stella Trattato di Ortopedia Pediatrica vol. 3 Piccin Editore
SEI DONNE SU 10 VOGLIONO PANCIA PIATTA E GLUTEI SCOLPITI
Per il 75% delle rappresentanti del gentil sesso, il nuovo anno fa rima con ‘recupero della forma fisica’, con una particolare attenzione alla ‘battaglia’ nei confronti della cellulite. Per la maggior parte delle italiane la priorità è riacquistare le curve giuste del lato b e avere un addome da invidia. E in loro aiuto arrivano innovativi trattamenti hi-tech.
Passare più tempo in famiglia (85%), ma anche prendersi cura di se stesse (82%) a partire da un’attenzione maggiore nel recupero della propria forma fisica (75%).
Con l’inizio di un nuovo anno è abitudine diffusa fare una lista di buoni propositi da attuare e mantenere per i successivi 12 mesi. In cima alla classifica quest’anno spicca una particolare attenzione al proprio benessere. Per le donne italiche l’obiettivo è chiaro: in primis, smaltire le calorie accumulate dalle recenti abbuffate natalizie, e fare di tutto per liberarsi da quello che per 8 donne su 10 è il peggior nemico, la cellulite.Una problematica generata da un accumulo di adipe e che, come rilevato dallaSocietà Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica, nel 95% dei casi colpisce le donne e nel 5% gli uomini e che si concentra soprattutto nell’interno ed esterno coscia e glutei, considerate zone sensibili per la vanità femminile. In cima ai buoni propositi, per 6 donne su 10 (58%) spicca il rassodamento a glutei, seguito da addome (57%), interno coscia (55%). Per 1 su 2, il 49% delle donne, un aiuto può arrivare direttamente dalla tecnologia, vista come un alleato con cui recuperare le curve giuste attraverso trattamenti mirati ed efficaci. Ad aiutare le donne a rimodellare le proprie forme è l’innovativo trattamento hi-tech Icoone considerato dagli esperti come il più efficace.
È quanto emerge da uno studio condotto da Esthelogue – appartenente al Gruppo El.En. che da oltre trent’anni produce tecnologie laser per la medicina, la dermatologia e la chirurgia – attraverso con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1800 italiane di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, oltre che su 70 testate internazionali, per scoprire quali sono i buoni propositi delle italiane legati alla cura del proprio corpo.
“Grazie al suo sistema di rullo con 1.160 micro-alveoli – spiega il prof. Maurizio Cavallini, specialista in chirurgia plastica e responsabile del servizio di dermato-chirurgia del Centro Diagnostico Italiano di Milano – Icoone Laser interviene su più fattori garantendo maggiori risultati: il miglioramento della circolazione grazie a massaggio ed al led; il miglioramento della tonicità cutanea grazie al laser; il miglioramento della circonferenza laddove si determinano gli accumuli di grasso; il miglioramento del grado di ritenzione grazie al sistema a vuoto. I benefici – conclude il prof. Cavallini – cominciano a vedersi già dopo 2-3 sedute ma si consolidano dopo una dozzina di sedute. Quindi per vedere in modo significativo un risultato occorrono circa tre mesi di tempo. Ma occorre considerare che la lotta alle cellulite non può durare tre mesi, dal momento che anche dopo il trattamento occorre tenere uno stile di vita che permette di continuare a combattere questo inestetismo molto fastidioso e un programma di mantenimento eseguito conIcoone per permettere un risultato e un beneficio più costanti nel tempo”.
Ad essere più sensibili sono soprattutto le over 35 (48%), seguite dalle fascia che va dai 25 ai 30 (43%). Un’esigua minoranza è invece rappresentata dalle ragazze dai 18 ai 24 anni (9%) che, seppur ancora giovani, dimostrano di prestare una particolare attenzione al loro corpo.
E come raggiungere l’agognato obiettivo? Per 1 donna su 2 la soluzione rimane la palestra (58%) dove seguire un piano di esercizi mirato e continuativo; senza dimenticare l’abbinamento con un regime alimentare controllato e bilanciato (51%). Ma non solo questo: per poter ottenere dei risultati mirati e duraturi, il 49% delle rappresentanti del gentil sesso, un aiuto arriva direttamente dalla tecnologia, grazie ad apparecchiature brevettate con cui ottenere un rimodellamento del corpo. Tra questi, tra i più diffusi è il sistema brevettato Icoone,
Essere più belli genera dei riflessi anche su come ci si vede nei confronti degli altri e di se stessi: per questa ragione sono in molti a ritenere che pensare più a se stessi dal punto di vista fisico, permetta anche di ‘rigenerare’ la propria autostima.
“Legittimo cercare la bellezza e la forma fisica – afferma Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano – Legittimo perché la vanità aiuta, come spinta pro sociale, a piacersi e piacere agli altri e quindi a inserirci come animali sociali nei gruppi”.
PANCIA PIATTA COME BAR RAFAELI (57%)
INTERNO COSCE LEVIGATO DI GISELE BUNDCHEN (55%)
BRACCIA TONICHE DI MARIA SHARAPOVA (49%)
I POLPACCI AFFUSOLATI ALLA JULIA ROBERTS (43%)
GINOCCHIA BEN TORNITE DI EMMA STONE (38%)
Passare più tempo in famiglia (85%), ma anche prendersi cura di se stesse (82%) a partire da un’attenzione maggiore nel recupero della propria forma fisica (75%).
Con l’inizio di un nuovo anno è abitudine diffusa fare una lista di buoni propositi da attuare e mantenere per i successivi 12 mesi. In cima alla classifica quest’anno spicca una particolare attenzione al proprio benessere. Per le donne italiche l’obiettivo è chiaro: in primis, smaltire le calorie accumulate dalle recenti abbuffate natalizie, e fare di tutto per liberarsi da quello che per 8 donne su 10 è il peggior nemico, la cellulite.Una problematica generata da un accumulo di adipe e che, come rilevato dallaSocietà Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica, nel 95% dei casi colpisce le donne e nel 5% gli uomini e che si concentra soprattutto nell’interno ed esterno coscia e glutei, considerate zone sensibili per la vanità femminile. In cima ai buoni propositi, per 6 donne su 10 (58%) spicca il rassodamento a glutei, seguito da addome (57%), interno coscia (55%). Per 1 su 2, il 49% delle donne, un aiuto può arrivare direttamente dalla tecnologia, vista come un alleato con cui recuperare le curve giuste attraverso trattamenti mirati ed efficaci. Ad aiutare le donne a rimodellare le proprie forme è l’innovativo trattamento hi-tech Icoone considerato dagli esperti come il più efficace.
È quanto emerge da uno studio condotto da Esthelogue – appartenente al Gruppo El.En. che da oltre trent’anni produce tecnologie laser per la medicina, la dermatologia e la chirurgia – attraverso con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1800 italiane di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, oltre che su 70 testate internazionali, per scoprire quali sono i buoni propositi delle italiane legati alla cura del proprio corpo.
“Grazie al suo sistema di rullo con 1.160 micro-alveoli – spiega il prof. Maurizio Cavallini, specialista in chirurgia plastica e responsabile del servizio di dermato-chirurgia del Centro Diagnostico Italiano di Milano – Icoone Laser interviene su più fattori garantendo maggiori risultati: il miglioramento della circolazione grazie a massaggio ed al led; il miglioramento della tonicità cutanea grazie al laser; il miglioramento della circonferenza laddove si determinano gli accumuli di grasso; il miglioramento del grado di ritenzione grazie al sistema a vuoto. I benefici – conclude il prof. Cavallini – cominciano a vedersi già dopo 2-3 sedute ma si consolidano dopo una dozzina di sedute. Quindi per vedere in modo significativo un risultato occorrono circa tre mesi di tempo. Ma occorre considerare che la lotta alle cellulite non può durare tre mesi, dal momento che anche dopo il trattamento occorre tenere uno stile di vita che permette di continuare a combattere questo inestetismo molto fastidioso e un programma di mantenimento eseguito conIcoone per permettere un risultato e un beneficio più costanti nel tempo”.
Ad essere più sensibili sono soprattutto le over 35 (48%), seguite dalle fascia che va dai 25 ai 30 (43%). Un’esigua minoranza è invece rappresentata dalle ragazze dai 18 ai 24 anni (9%) che, seppur ancora giovani, dimostrano di prestare una particolare attenzione al loro corpo.
E come raggiungere l’agognato obiettivo? Per 1 donna su 2 la soluzione rimane la palestra (58%) dove seguire un piano di esercizi mirato e continuativo; senza dimenticare l’abbinamento con un regime alimentare controllato e bilanciato (51%). Ma non solo questo: per poter ottenere dei risultati mirati e duraturi, il 49% delle rappresentanti del gentil sesso, un aiuto arriva direttamente dalla tecnologia, grazie ad apparecchiature brevettate con cui ottenere un rimodellamento del corpo. Tra questi, tra i più diffusi è il sistema brevettato Icoone,
Essere più belli genera dei riflessi anche su come ci si vede nei confronti degli altri e di se stessi: per questa ragione sono in molti a ritenere che pensare più a se stessi dal punto di vista fisico, permetta anche di ‘rigenerare’ la propria autostima.
“Legittimo cercare la bellezza e la forma fisica – afferma Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano – Legittimo perché la vanità aiuta, come spinta pro sociale, a piacersi e piacere agli altri e quindi a inserirci come animali sociali nei gruppi”.
I SEI BUONI PROPOSITI DELLE DONNE ITALIANE:
FONDO SCHIENA TONICO E PERFETTO DI SHAKIRA (58%)PANCIA PIATTA COME BAR RAFAELI (57%)
INTERNO COSCE LEVIGATO DI GISELE BUNDCHEN (55%)
BRACCIA TONICHE DI MARIA SHARAPOVA (49%)
I POLPACCI AFFUSOLATI ALLA JULIA ROBERTS (43%)
GINOCCHIA BEN TORNITE DI EMMA STONE (38%)
Le cure naturali per l’asma
L’asma bronchiale è una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree che provoca una serie di sintomi tra i quali quello principale è il broncospasmo, ovvero un’improvvisa contrazione delle fibre muscolari lisce della parete bronchiale. Il broncospasmo si associa ad un’ipersecrezione di muco denso provocando una difficoltà nel passaggio dell’aria nelle fasi di espirazione. L’andamento di questa patologia è sempre cronico, anche se i fenomeni clinici possono manifestarsi improvvisamente in alternanza con lunghi periodi di remissione. L’esordio della malattia può avvenire a qualsiasi età in relazione alle cause, anche se solitamente avviene nei primi 20 anni di vita. Tuttavia, sempre più frequentemente vengono segnalati casi di insorgenza tardiva, in età adulta o geriatrica: in questi quadri, l’asma risulta più severa e meno facilmente reversibile rispetto alla comparsa della patologia nelle fasce d’età più giovani. I sintomi sono chiari ed evidenti: durante la crisi, definita accesso asmatico, il soggetto è prostrato e sofferente, manifesta un senso di costrizione toracica con dispnea, “fame d’aria”, tosse stizzosa e non produttiva. A volte, nella fase terminale dell’attacco, avviene l’espettorazione di abbondante secreto mucoso e denso, che procura un sensibile sollievo respiratorio. In alcuni casi, la tosse rappresenta la principale, se non l’unica, manifestazione clinica dell’asma. Il soggetto è angosciato, il colorito è terreo e la cute è bagnata da sudore freddo; qualsiasi movimento, anche il solo parlare, costa grande fatica e l’asmatico cerca di concentrare tutte le sue energie nel tentativo di respirare. La crisi è accompagnata da fischi, sibili e battito cardiaco accelerato (tachicardia). In tutte le sue diverse manifestazioni, l’asma si accompagna sempre ad un’iperattività bronchiale che caratterizza tutta la vita del soggetto.
La patologia asmatica è causata da molteplici fattori (genetici, allergici, emozionali, professionali, farmacologici) e viene distinta in due forme: l’asma allergica (atopica o estrinseca), che si manifesta generalmente già nell’infanzia e si associa spesso ad altre patologie allergiche come le riniti, gli eczemi e l’orticaria. In questa forma l’andamento è stagionale e l’insorgenza è legata agli allergeni coinvolti nel periodo della fioritura (ad esempio i pollini); in alcuni casi la crisi asmatica è causata da altri agenti esterni con cui il soggetto entra in contatto come polveri di casa, peli di animali ecc. Anche un clima fortemente secco o umido può scatenare un accesso asmatico.
L’asma non allergica (detta idiosincrasica o intrinseca) è tipica dell’età adulta: c’è una predisposizione individuale di base, ma le cause determinanti della patologia sono le infezioni da virus e batteri (influenza, bronchite, pertosse, morbillo) e l’inquinamento ambientale. Altre cause importanti sono quelle professionali (inalazione di sostanze irritanti), l’assunzione di farmaci (acido acetilsalicilico) e lo sforzo fisico. Alcuni fattori meccanici (attività sportiva, ridere eccessivamente, assumere cibi freddi) ed emotivi (stati d’ansia o di rabbia) e altre patologie, come il reflusso gastroesofageo, possono scatenare l’attacco.
La sintomatologica asmatica è legata anche ad un complesso simbolismo psicosomatico. Il meccanismo del broncospasmo riflette lo schema psicologico-affettivo del soggetto preso in carico dal corpo, poiché l’aria che egli tenta di trattenere corrisponde al nutrimento che ci permette di vivere, quindi è strettamente correlato all’elemento materno. Infatti, il problema centrale dell’asmatico è legato ad un’eccessiva e non risolta dipendenza dalla madre, o da chi la rappresenta. In questa dinamica complessa, la madre manifesta un amore ambivalente: in modo quasi impercettibile, fa capire al figlio che all’interno del legame ci sono delle regole che lei ha stabilito e che lui non deve oltrepassare; se ciò dovesse avvenire, la conseguenza sarebbe la sospensione di quell’amore vitale, simboleggiato dall’aria. Ogni qualvolta il soggetto cerca di mettere in atto una scelta autonoma, si attiva la paura arcaica di essere privati dell’aria/amore: la crisi asmatica scatta per cercare di trattenere quanta più aria possibile. Ma più questa viene trattenuta, più è impossibile l’ingresso di altra aria, per questo il soggetto ha la reale percezione del soffocamento. L’asmatico ha vissuto in un ambiente carico di tensioni e di aspettative continue, dove il rimprovero costante di deluderle ha invaso l’aria, anche senza essere mai stato pronunciato.
La medicina alternativa utilizzata per trattare l’asma non si contrappone né tenta di sostituirsi a quella convenzionale ma, al contrario, attraverso la sinergia dei due approcci diventa uno strumento completo di cura e prevenzione orientato alla persona e alla sua costituzione psicofisica, utilizzando rimedi che non aggiungono effetti collaterali ai già gravosi sintomi e gestiscono la patologia anche dal punto di vista della prevenzione.
Antimonium tartaricum 5 CH
È uno dei più importanti rimedi omeopatici per l’asma; la sua sfera d’azione è sull’apparato respiratorio, con tutte le patologie ad esso correlate (bronchiti acute e croniche, broncopolmoniti ecc.) e sulla cute. L’asma di Antimonium si presenta con una forte ostruzione bronchiale, dispnea, ipersecrezione di grandi quantità di muco denso difficili da espettorare. Il soggetto è pallido, prostrato, ha gli occhi cerchiati da occhiaie bluastre; la tosse è scarsa, con rantoli e respiro affannoso. I sintomi peggiorano con il calore e stando distesi mentre migliorano con l’espettorazione e se il soggetto si siede. L’asma si presenta sia nei bambini che negli anziani; quest’ultimi, in particolare, sviluppano delle turbe respiratorie croniche accompagnate dalla triade di sintomi prostrazione-pallore e sonnolenza. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Kalium carbonicum 9-15CH
Il rimedio ha un’azione generale su tutte le mucose (respiratorie, digestive, genitali), sul sistema circolatorio, articolare e nervoso centrale. La crisi asmatica si presenta principalmente di notte (tra le 2 e le 4 del mattino) con dispnea, respirazione è faticosa, fischiante e sibilante, tosse incessante e violenta con secrezioni espulse bruscamente in piccole masse grigiastre e sensazione di dolore alla base polmonare destra. I sintomi peggiorano con il freddo e migliorano stando seduti, piegati in avanti con i gomiti appoggiati alle ginocchia. I soggetti Kalium carbonicum si ammalano facilmente alle vie respiratorie, sono ansiosi per tutto e manifestano una sindrome depressiva con ipersensibilità alle stimolazioni esterne. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Blatta orientalis 5-7-9CH (forma acuta) o 15-30CH (forma cronica)
Il rimedio si utilizza nelle bronchiti asmatiformi acute, con notevole ostruzione bronchiale, a volte accompagnate da febbre. La crisi asmatica si presenta con respiro ansimante, dispnea migliorata dall’espettorazione, accumulo di muco, rantoli e sibili. I sintomi sono scatenati o aggravati da allergeni come muffe, polveri di casa, umidità o provocati da uno sforzo. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì nella fase acuta; 3 granuli sublinguali mattina e sera nella forma cronica.
Ipeca 5-7CH
Il rimedio ha un’azione generale a livello delle mucose dell’apparato respiratorio e digestivo; indicato per bronchiti acute, bronchioliti e pertosse. L’asma di Ipeca si manifesta con tosse spasmodica accompagnata da nausea e vomito, rantoli e sibili, ipersalivazione, senso di soffocamento e eccesso di muco nei bronchi che il soggetto non riesce ad espettorare. La lingua è pulita o scarsamente patinosa. La forma asmatica di questo rimedio è cronica, torna periodicamente ogni anno e rende il soggetto debole, pallido e senza forze. I sintomi peggiorano con il movimento e il freddo, mentre migliorano con il riposo e all’aria aperta. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Arsenicum album 7-9CH
Nella clinica omeopatica è il rimedio d’elezione per l’asma e si utilizza per le crisi asmatiche prevalentemente notturne, con tosse secca e scarsa, che peggiorano stando sdraiati o tenendo la testa bassa, con il movimento e con l’aria fredda. Il soggetto che corrisponde al rimedio vive le crisi con ansia e angoscia, desidera muoversi e camminare, teme di morire soffocato; il viso è segnato da occhiaie profonde. L’asma migliora stando seduto o piegandosi in avanti. Spesso i disturbi asmatici si alternano a quelli cutanei (eruzioni). Arsenicum album viene prescritto spesso per l’asma periodica degli anziani. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Drosera 7-9CH
Questo rimedio agisce su varie affezioni, in particolare su quelle dell’albero respiratorio come laringiti, tracheobronchiti, pertosse. La crisi d’asma si presenta soprattutto la notte con tosse secca, spasmodica e soffocante con senso d’oppressione o dolore al petto come se “l’aria fosse trattenuta e non potesse essere espirata”. Spesso si verifica un’irritazione catarrale a livello della laringe con sensazione di solletico o di corpo estraneo che provoca lo stimolo della tosse; quest’ultima si accentua parlando velocemente, ridendo o cantando. I sintomi migliorano con il movimento e con la pressione delle mani, in presenza di dolori costali o addominali provocati dalla tosse. La crisi può essere accompagnata da segni concomitanti come cianosi del volto e febbre con cefalea costrittiva.
Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Sambucus nigra 5-7CH
Il rimedio agisce principalmente sull’apparato respiratorio, in particolare su quello dei bambini: una laringite stridula sveglia bruscamente il malato di notte con un senso di soffocamento e una tosse improvvisa e dispnoica, sudorazione profusa che cessa quando il soggetto si riaddormenta. Il sintomo migliora stando seduti e peggiora a testa bassa e con l’aria fredda e secca. Sambucus può presentare anche una forma di rinite con ostruzione nasale. Uso: 3 granuli sublinguali 3 o 4 volte al dì.
Dulcamara 5CH
Dulcamara si utilizza per i soggetti estremamente sensibili al tempo umido nei quali le crisi d’asma sono scatenate dall’umidità, soprattutto quella conseguente ad un periodo di caldo, all’esposizione al freddo umido e al tempo piovoso o nebbioso. Il soggetto si raffredda facilmente dopo aver sudato o essersi bagnato. La crisi asmatica si accompagna a tosse secca, roca, abbaiante, con difficoltà respiratoria e espulsione di muco che spesso resta nell’ipofaringe costringendo il malato a raschiarsi la gola. Spesso l’asma compare in associazione al raffreddore e alla febbre da fieno che si verifica tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Uso: 3 granuli sublinguali da 1 a 3 volte al dì.
Poumon Histamine 15CH
Questo bioterapico contiene numerosi mediatori delle allergie e delle infiammazioni ed è quindi indicato nella regolazione dei meccanismi della reazione allergica, in particolare a livello delle vie respiratorie. Si utilizza per asma, allergie respiratorie e cutanee. Uso: 3 granuli sublinguali da 1 a 3 volte al dì.
FITOTERAPIA
ELICRISO (Helichrysum italicum G. Don) TM
La pianta ha un’azione balsamica, spasmolitica bronchiale, sedativa della tosse e antiallergica. E’ indicata nell’asma, specie nella forma allergica, nelle bronchiti catarrali, nelle riniti e nelle irritazioni cutanee di origine allergica. Uso: 20 gocce di TM in poca acqua da 1-2 volte al giorno, al risveglio. Evitare l’uso nelle malattie occlusive delle vie biliari, in gravidanza e allattamento. Assumere solo dietro consiglio medico.
PIANTAGGINE (Plantago major L.) TM
Questa pianta trova applicazione nelle infiammazioni dell’apparato respiratorio e ha proprietà antibatteriche, espettoranti e sedative. Grazie alla presenza del glucoside aucubina, contenuto nelle foglie fresche, la Piantaggine ha anche un’azione antiallergica e decongestionante. E’ indicata in caso di asma allergica, bronchite asmatiforme, rinite. Uso: 30 gocce di TM in poca acqua 1-3 volte al giorno. Assumere in gravidanza, allattamento e in associazione con altri farmaci solo dietro consiglio medico.
GEMMOTERAPIA
VIBURNO(Viburnum Lantana L.)MG 1DH
Il Viburno si utilizza nell’asma bronchiale, anche allergica, in tutte le sue forme (episodica, intermittente, periodica, continua), nella bronchite cronica asmatiforme, nella dispnea sibilante. Ha un’azione broncodilatatrice e regola il tono bronchiale. Utile l’associazione con Ribes Nigrum gemmoderivato.Uso: 30-40 gocce di MG in poca acqua ogni sera. Assumere in gravidanza, allattamento e in associazione con altri farmaci solo dietro consiglio medico.
RIBES NERO (Ribes nigrum L.) MG 1DH
Il Ribes nero è il gemmoterapico d’elezione per le sindromi allergiche: esso agisce al livello della corteccia surrenale e ha un effetto cortisonico-simile. E’ indicato per riniti, congiuntiviti, faringiti, laringiti, asma bronchiale, dermopatie allergiche, bronchiti, orticarie. Controindicazioni: in soggetti predisposti può provocare un aumento della pressione arteriosa. La foglia di Ribes nero ha un’azione diuretica, pertanto è sconsigliata la somministrazione in associazione con diuretici per l’insufficienza cardiaca o renale. Uso: 30 gocce di MG in poca acqua 1-2 volte al giorno, preferibilmente al mattino. Assumere in gravidanza, allattamento e in associazione con altri farmaci solo dietro consiglio medico.
OLIGOTERAPIA
Manganese (Mn) Zolfo (S) e Fosforo (P)
L’oligoterapia inquadra l’asma all’interno della diatesi allergica (detta anche “del Manganese”) che interviene in tutte le patologie di tipo allergico come riniti, eczema, asma, orticaria. Il Manganese ha un’azione desensibilizzante, lo Zolfo è indicato in tutte le forme d’asma mentre il Fosforo è coadiuvante nel trattamento degli spasmi respiratori. Uso come preventivo: Manganese, 1 fiala alla settimana per 2 mesi; Zolfo, 1 fiala 3 volte alla settimana per 2 mesi; Fosforo, 1 fiala 3 volte alla settimana per 2 mesi. Nella fase acuta: Manganese, 1 fiala alla settimana; Zolfo, 1 fiala al giorno; Fosforo, 1 fiala al giorno.
SALI DI SCHÜSSLER
Kalium sulfuricumD6
Rimedio indicato per bronchiti catarrali con espettorazione gialla, acquosa e appiccicosa che peggiora la sera e negli ambienti chiusi e caldi. E’ utile per tutte le infiammazioni croniche (bronchiti, faringiti, laringiti) e facilita l’escrezione e la disintossicazione. Uso: 1 o 2 compresse sublinguali, 2 o 3 volte al dì.
Natrium sulfuricum D6
Questo rimedio si utilizza per l’asma e il raffreddore scatenati dall’umidità e dallo sforzo fisico; la tosse è dolorosa e accompagnata da dispnea, rantoli e muco giallo/verdastro che ostruisce il torace. Uso: 1 o 2 compresse sublinguali, 2 o 3 volte al dì.
Marta Chiappetta e Rocco Carbone
L’alimentazione per prevenire e curare il diabete
Il diabete colpisce in Italia 3 milioni circa di persone, cioè il 4,9 % della popolazione. A questi vanno aggiunti circa 1,6 milioni di persone affette da diabete senza esserne a conoscenza e altri 2,6 milioni di persone che sono affette da una forma di alterazione del metabolismo dei carboidrati, detta ipotolleranza glucidica, che rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare e si trasforma spesso in diabete vero e proprio. Secondo l’andamento della malattia nel 2030 i diabetici in Italia saranno circa 5 milioni. Nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i diabetici sono 336 milioni e nel 2030 si stima raddoppino. Esistono farmaci, oltre all’insulina, per curare il diabete, ma la maggior parte delle persone con diabete ha nella terapia alimentare e nel movimento fisico il fulcro della cura. Le stesse indicazioni peraltro valgono anche per la prevenzione della malattia.
Quali sono le cause del diabete?
Il diabete (tecnicamente detto “mellito” ma generalmente conosciuto come diabete) è una malattia caratterizzata da iperglicemia, cioè da un aumento del glucosio nel sangue. Esistono due forme principali di diabete dette “tipo1” e “tipo2”.
Il diabete tipo 1 è conseguente alla distruzione, con un meccanismo autoimmune, delle cellule Beta del pancreas. Queste sono proprio le cellule deputate alla produzione di insulina che è l’ormone destinato a tenere nel giusto valore lo zucchero nel sangue. Quando la distruzione delle cellule beta supera circa l’80% le restanti cellule beta non riescono a produrre insulina in quantità adeguata e si manifesta dunque l’innalzamento della glicemia. Il diabete tipo 1 (una volta chiamato insulinodipendente) è quello tipico dei bambini e dei giovani, ma può comunque manifestarsi anche in età adulta.
Il diabete tipo 2 invece è conseguenza di una cattiva funzione dell’insulina (insulinoresistenza) causata da un eccesso di grasso, specialmente quello localizzato nell’addome. Il grasso addominale dunque genera insulinoresistenza, cioè inadeguata funzione dell’insulina. Le cellule beta cercano di compensare l’insulinoresistenza aumentando la produzione di insulina e generando un aumento del tasso ematico insulinemico (iperinsulinemia). Quando però, verosimilmente per cause genetiche, nel tempo le cellule beta non riescono a sostenere questa aumentata produzione compensatoria, allora l’attività insulinica diventa inadeguata e si manifesta l’iperglicemia. Dunque la causa iniziale del diabete tipo 2 consiste, nella maggior parte dei casi, nella presenza di eccesso di adipe, specialmente se localizzato nell’addome. Il diabete tipo 2 (una volta chiamato non-insulinodipendente) è tipico dell’adulto, ma da alcuni anni, a causa dell’aumento dell’obesità infantile, si manifesta anche nei bambini.
Va saputo che nella popolazione generale adulta è francamente obeso il 10% e sovrappeso il 44%.
E’ evidente che se se il diabete tipo 1 trova la sua causa nella mancanza di insulina, la terapia non potrà prescindere dalla somministrazione dell’ormone carente. Nel diabete tipo 2 invece, dove la causa prima del processo patologico è l’eccesso di grasso addominale, il nucleo centrale della terapia è costituito dal dimagramento.
Fattori di rischio
Età. Con l’aumentare dell’ età il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta. E piuttosto basso fino verso i 45 anni mentre dopo aumenta sensibilmente e progressivamente. Purtroppo l’età è un fattore di rischio non modificabile. Tuttavia più l’età è avanzata e più si devono tenere sotto controllo gli altri fattori di rischio e migliorare lo stile di vita ed effettuare lo screening per la diagnosi precoce.
Familiarità. Avere un familiare di primo grado (genitore o fratello) affetto da diabete mellito di tipo 2 aumenta notevolmente il rischio di sviuppare la malattia perchè il diabete ha una forte componente genetica nel suo sviluppo. Anche se il parente aveva un diabete con una iperglicemia lieve, la malattia va pur sempre considerata come fattore di rischio. Non esiste “diabete di poco peso”, perche l’impronta genetica si trasmette anche se la glicemia non è particolarmente elevata. D’altro canto definizioni come dibete senile o diabete alimentare, che vorrebbero indicare forme di diabete di scarsa pericolosità, non hanno nessun riscontro nella clinica. Naturalmente familiare o ereditario non significa inevitabile. Anzi, se si applicherà uno stile di vita attivo e si eviterà di ingrassare le probabilità si ridurranno di molto.
Glicemia. Se si è avuta in passato una glicemia superiore al normale (la glicemia è normale fino a 100 mg/dl), come può essere successo in gravidanza o durante una malattia stressante o per altre cause ancora, il rischio di sviluppare la malattia è elevato anche se la glicemia è poi tornata nella norma. In questi casi è obbligatorio ricontrollare la glicemia almeno ogni anno anche se il risultato è normale.
BMI (Body Mass Index). Il BMI o indice di massa corporea, è la stima più usata per valutare l’adeguatezza del peso di un individuo. Si calcola dividendo il peso in chili per l’altezza in metri al quadrato o, forse piu semplicemente, dividendo il peso in chili per l’altezza in metri e poi dividendo nuovamente il risultato ottenuto per l’altezza in metri. Un valore di BMI sotto 20 è indice di magrezza, tra 20 e 25 è nella norma, tra 25 e 30 è indice di sovrappeso, oltre 30 è diagnostico di obesità. Sovrappeso e obesità sono gravi fattori di rischio per il diabete.
Circonferenza vita. Una circonferenza addominale, misurata all’altezza dell’ombelico di oltre 102 cm nell’uomo e 88 nella donna e indice di una eccessiva quantita di grasso a livello dell’addome. Questo rappresenta un fattore di rischio notevole di sviluppare il diabete perche è proprio il grasso addominale che maggiormente determina insulinoresistenza. Il grasso della braccia e delle cosce di per sè sembra meno pericoloso da questo punto di vista.
Attività fisica e sedentarietà. Una scarsa attività fisica e la sedentarietà di per sè sono un fattore di rischio per il diabete. Occorre combatterli con una attività fisica che preveda almeno 150 minuti di esercizio aerobico come una camminata a passo vigoroso. Ultimamente si è visto che l’aggiunta di sedute di esercizio fisico contro resistenza possono ulteriormente migliorare l’effetto dell’attività fisica.
Macrosomia. Aver partorito un bambino di peso superiore ai 4 kg rappresenta per la donna un
Le complicanze del diabete. Prevenire o curare adeguatamente il diabete è importantissimo in quanto esso comporta complicanze gravi sia dal punto di vista umano che dal punto di vista dei costi dell’assistenza. Il diabete è infatti causa di retinopatia e cecità, insufficienza renale e dialisi, infarto miocardico, ulcere del piede e amputazioni.
La terapia nutrizionale
Nei tempi passati si riteneva che le persone con diabete dovessero tenere una alimentazione speciale, del tutto diversa dagli altri, e soprattutto alquanto ristretta in carboidrati. Da alcuni anni invece si è ben diffuso il concetto che le persone con diabete devono si mangiare in modo sano, ma non diversamente da quanto debbono fare le persone senza diabete. Insomma, i consigli che diamo alle persone con diabete sono gli stessi che dovrebbero seguire tutti per tenere una alimentazione che faciliti lo stare in salute. E lo stile alimentare che si adotta per la cura del diabete dell’adulto è lo stesso che è utile nella prevenzione. Tra i vari stili alimetari, quello che è universalmente ritenuto il piu efficace è la nota dieta mediterranea.
In cosa si caratterizza questo modello?
Esso rappresenta lo stile alimentare che le popolazioni del bacino mediterraneo tenevano negli anni 50 quando uno studioso, Ancel Keys, confrontò la incidenza delle malattie cardiovascolari con gli stili alimentari di sette paesi (seven Country study): Finlandia, Giappone, Stati Uniti, Iugoslavia, Grecia e Italia.
Il risultato fu che i paesi del bacino mediterraneo avevano una incidenza di malattie cardiovascolari assai inferiori agli altri paesi. Ciò corrispondeva ad una alimentazione che per i primi era particolarmente ricca di carboidrati complessi (amidi) e verdure (fibre) mentre per i secondi era particolarmente ricca di grassi animali (saturi). Naturalmente va sottolineato che si tratta di stili alimentari degli anni 50, quindi non si deve certo ritenere che la dieta mediterranea, intesa come modello salutare di alimentazione, abbia molto a che fare con l’alimentazione che in Italia si pratica attualmente.
Le caratteristiche peculiari della dieta mediterranea erano l’abbondante presenza di cereali, come pane, pasta, riso ma anche mais, orzo, farro; dalla presenza di legumi come fagioli, ceci, lenticchie; dalla abbondante presenza di verdura e frutta fresca, dalle ricca presenza di olio vegetale (vergine di oliva) e dalla ridotta presenza di carni che comunque erano preferibilmente carni “bianche” (pollame, coniglio, pesce) piuttosto che carni “rosse” (bovini, maiale)
La perdita di peso. Il sovrappeso o la franca obesità, come abbiamo visto, sono un importante fattore di rischio per lo sviluppo del diabete e una causa stessa nella maggior parte di casi della malattia. E’ dunque fondamentale ridurre il peso corporeo, sia per curare il diabete, sia per cercare di prevenirlo. E’ sufficiente la perdita del 5-10% del peso per avere, da una parte, una consistente diminuzione del rischio di diventare diabetici, e dall’altra un adeguato miglioramento delle glicemie in quanti hanno già sviluppato la malattia. Naturalmente nei casi in cui sia possibile raggiungere traguardi piu ambiziosi di calo ponderale li si potranno perseguire, avendo però valutato attentamente il rischio di “ricaduta”. Maggiore è lo sforzo che si fa per dimagrire e maggiore sarà il rischio di riprendere peso, magari superando quello di partenza. Perdere peso tuttavia è tutt’altro che facile. Quasi tutti i regimi alimentari ristretti in calorie sono in grado, nel breve periodo, di determinare una diminuzione della massa grassa corporea. Dopo qualche tempo però, il risultato generalmente si perde. Lo stile alimentare che sembra meglio conservare il risultato raggiunto è proprio la dieta mediterranea associata ad una modifica dello stile di vita. Va specificato che difficilmente un dimagramento potrà essere conseguito e, soprattutto conservato, se non si associa alla dieta un incremento della attività fisica.
L’introito calorico. Dunque i soggetti in sovrappeso o obesi, sia che siano a rischio di diabete, sia che siano già diabetici, dovranno ridurre il proprio introito di calorie. E’consigliabile una riduzione calorica moderata di circa 500 Kcalorie ed un aumento equivalente del dispendio energetico da movimento. Non si ritiene prudente indicare una dieta con meno di 1300 Kcalorie in un paziente seguito ambulatorialmente. E’ sottinteso che se una persona è in peso corretto (BMI < 30) non ha bisogno di restringere il proprio apporto calorico, mentre restano ovviamente validi gli altri suggerimenti sulla qualità della dieta. La glicemia postprandiale e i carboidrati. La quantità e la qualità dei carboidrati sono il principale determinante della glicemia postprandiale. L’innalzamento della glicemia postprandiale nei diabetici rappresenta di per sè un fattore di rischio cardiovascolare oltre ad uno dei motivi di innalzamento dell’ emoglobina glicata assieme all’iperglicemia a digiuno. E importante contenere l’innalzamento glucidico postprandiale per ridurre l’innalzamento dell’insulina che ne deriva. L’iperinsulinemia infatti facilita di per sè la deposizione del grasso nei siti di deposito, specialmente addominale. Per contenere dunque l’iperglicemia postprandiale è suggerito un apporto di carboidrati complessi compreso tra il 45 e il 60%. Quanto maggiore è la percentuale dei carboidrati e tanto maggiore dovrà essere l’introduzione di alimenti ricchi in fibre e a basso indice glicemico al fine di contenere l’iperglicemia postprandiale.
Le fibre contenute nei vegetali infatti rallentano l’assorbimento del glucosio ed i cibi a basso indice glicemico danno naturalmente un più basso picco glicemico postprandiale. L’indice glicemico infatti è il rapporto tra la glicemia che si raggiunge con l’assunzione di una certa quantità di carboidrati contenuti in un alimento e la glicemia che si raggiunge con la stessa quantità di carboidrati contenuta in un alimento di riferimento che è il pane. Ci sono dunque alimenti che, a parità di contenuto di carboidrati, innalzano maggiormente la glicemia, come il pane, il riso o la pasta, ed altri che, pur contenendo la stessa quantità di carboidrati, la innalzano meno come pasta, legumi, frutta e latte. L’innalzamento glicemico postprandiale deriverà dunque dalla quantità dei carboidrati introdotti e dal loro indice glicemico. Il prodotto di questi due fattori prende il nome di carico glicemico ed è il parametro più corretto per valutare l’effetto dei carboidrati sulla glicemia postprandiale.
Proteine e grassi. Gli altri macronutrienti che oltre ai carboidrati sono contenuti negli alimenti sono le proteine e i grassi. In generale il suggerimento riguardo l’apporto di proteine è di introdurne tra 08-1 g per ogni chilo di peso corporeo. Negli anziani, specialmente se a rischio di perdita di massa muscolare, un apporto maggiore fino a 1,1 g per chilo di peso In definitiva una apporto percentuale tra il 10 e il 20% dell’apporto calorico. Una suddivisione del 50% tra proteine vegetali e animali viene suggerita, tuttavia non vi è preclusione verso la dieta vegetariana. In presenza di nefropatia conclamata non si supererà lo 0.8%.
L’apporto di lipidi andrà a completare il fabbisogno calorico con il 20-30 % delle calorie. I grassi saturi (di origine prevalentemente animale) dovranno essere contenuti entro il 10% essendo responsabili di innalzamento del Colesterolo LDL (cosiddetto cattivo). In caso di persone con innalzamento della colesterolemia tale quota dovrà scendere sotto 8%. Una particolare attenzione si dovrà porre a ridurre l’introito di grassi idrogenati e trans, come quelli contenuti nelle margarine e nei prodotti da forno e altri prodotti alimentari del commercio, in quanto hanno gli stessi effetti negativi sulla colesterolemia e sull’aterosclerosi dei grassi saturi. I grassi a questo scopo preferibili sono i grassi monoinsaturi di cui è particolarmente ricco l’olio di oliva. Alcuni grassi polinsaturi Omega 3, particolarmente presente nel pesce specialmente pesce azzurro e omega 6, presente nei frutti secchi hanno una buona efficacia nella riduzione delle malattie cardiovascolari. La loro efficacia comunque sembra legata alla presenza naturale negli alimenti e non alla additivazione nella dieta.
Le fibre. Un contenuto elevato di fibre alimentari, specialmente di tipo solubile come quelle dei legumi e della frutta, è raccomandato nella quantità di almeno 15 g ogni 1000 Kcalorie della dieta. Antiossidanti e vitamine naturalmente contenuti in verdura e frutta hanno pure un effetto particolarmente benefico.
E dunque nella pratica?
Vediamo in pratica come potrebbe essere composta l’alimentazione quotidiana per una persona che intenda prevenire o tenere sotto controllo il diabete dell’adulto (tipo 2).
Latte e latticini. Il latte a colazione è consentito, scegliendo preferibilmente quello scremato per ridurre la quantità di grassi, soprattutto saturi, anche se la quantità assoluta che si eliminerà non è grandissima. A colazione o durante la giornata lo yogurt, ancora scremato o parzialmente scremato, può essere assunto, contribuendo, assieme al latte, ad un adeguato apporto di calcio.
Pane pasta e riso. Il pane a colazione e ai pasti principali non è vietato. Come tutti gli alimenti ricchi in carboidrati dovrà essere consumato con moderazione per la sua capacità di innalzare la glicemia postprandiale e quindi di aumentare il livello insulinemico. In generale si consiglia di non prevedere nello stesso pasto due alimenti carboidratici come, per esempio, pane e pasta o riso. Ma naturalmente ciò dipenderà dalle reciproche quantità. Gli alimenti carboidratici saranno preferibili se prodotti con farina integrale, piu ricca in fibre. Abitualmente pensiamo al pane e alla pasta fatti con il grano. Ma anche gli altri cereali sono convenientemente utilizzabili: riso, granoturco, orzo, avena, segale, miglio, farro, kamut. Nell’uso della pasta è essenziale fare attenzione ai condimenti che possono essere pesanti veicoli di grassi.
Frutta e verdura. L’apporto di frutta e verdura è raccomandato fortemente. Essi contengono utili fibre, vitamine, antiossidanti. La frutta è ricca di zuccheri “semplici”, piu rapidamente assorbibili e che quindi in elevate quantità potrebbero facilitare l’innalzamento della glicemia postprandiale. Deve essere pertanto assunta in quantità più controllata e soprattutto è meglio se viene assunta intera piuttosto che spremuta perche in questo modo non si perdono le utili fibre. Il consiglio che è attualmente generalmente condiviso è che di frutta e verdura ne vengano assunte almeno cinque porzioni al giorno (qualcuno dice addirittura sette). Un frutto intero per pasto e una abbondante porzione di verdura ai pasti principali permette di avere un introito di fibre, vitamine e antiossidanti adeguato. Per le persone con diabete alcuni frutti particolarmente zuccherini come uva, fichi, babane, cachi e mandarini andranno consumati con attenzione essendo in grado di elevare maggiormente la glicemia postprandiale.
Legumi. Fagioli, ceci, lenticchie, piselli sono alimenti in grado di apportare una discreta quota di carboidrati complessi ma soprattutto di ottime fibre e proteine di discreta qualità. Se si vuole incrementare l’apporto di fibre, l’aumento del consumo di legumi è una strategia utilissima. Le proteine dei legumi, non sono di eccellente qualità ma è ben noto che se si consumano i legumi assieme ai cereali le carenze dei due gruppi si compensano. Pasta e fagioli e pasta e ceci della nostra tradizione ne sono una dimostrazione.
Carne. Le carni apportano proteine di ottima qualità e ferro ben assorbibile. Tuttavia sono ricche di grassi saturi, specialmente quelle di bovini (carni rosse). Dunque sarà opportuno contenere il consumo di queste ultime a vantaggio di moderate quantità di carni bianche come pollame e coniglio. Tutte le forme di carni conservate richiedono attenzione perchè generalmente hanno un alto contenuto di sale. Gli insaccati che contengono parti grasse dovrebbero essere veramente ridotti di molto.
Pesce. Il pesce e in generale i prodotti della pesca contengono ottime proteine e grassi particolarmente vantaggiosi come gli omega 3 che hanno importanti capacità protettive nei confronti delle malattie cardiovascolari. E consigliato di incrementare il consumo di pesce fino e 3-4 porzioni alla settimana.
Formaggi. I formaggi contengono grassi saturi derivati dal latte. Si consiglia di consumarli piuttosto raramente preferendo quelli molli che hanno un contenuto percentuale di grassi minore, come stracchino o mozzarelle. Va ovviamente tenuto presente che il formaggio rappresenta un “secondo” e non un aggiunta a fine pasto.
Olio, frutta secca e semi oleosi. L’olio extravergine di oliva sembra l’olio preferibile perché migliora l’assetto lipidico del sangue. Deve comunque essere consumato in quantità moderata per non introdurre troppe calorie. La frutta secca come noci e mandorle contengono acidi grassi polinsaturi (specialmente omega 6) che hanno anche essi un effetto favorevole sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Dunque qualche noce ogni tanto, tenendo conto dell’apporto calorico, può essere consumata con buon vantaggio.
Zucchero. Lo zucchero di casa in piccole quantità, di per se non è “vietato” specialmente se è contenuto all’interno di un pasto misto. Tuttavia ne va considerato l’apporto calorico e la possibilità di comportare incremento ponderale, insulinoresistenza e trigliceridemia.
Sale. la quantità giornaliera di sale deve essere contenuta in 6 grammi. L’obiettivo può essere raggiunto utilizzando poco sale per le cotture ed evitando di aggiungerne ai cibi successivamente e soprattutto ponendo attenzione a non eccedere nell’uso di alimenti ad alto contenuto di sale come insaccati formaggi e scatolame.
Vino. Una assunzione moderata di vino ai pasti, corrispondente ad un bicchiere per la donna e a due per l’uomo è consentita. Sono invece vivamente sconsigliati i superalcolici. Tuttavia va ricordato che il vino apporta una quantità di calorie di cui bisogna tenere conto e che facilità l’innalzamento dei trigliceridi.
Dott. Andrea Corsi
La stagione “batte” in testa…
Con l’arrivo della primavera, qualche problema con i capelli: deboli, fragili, grassi, secchi. Insomma, intrattabili. Che fare, arrendersi? No, perché le soluzioni ci sono e funzionano…
L’aria di primavera porta scompiglio un po’ dovunque… A partire dalla testa: capelli in “caduta libera”, ciocche secche, arruffate, opache o, al contrario, grasse e ingovernabili; forfora, oppure, fragilità in aumento. Se si tratta di problemi stagionali e passeggeri, esistono rimedi efficaci e facili da mettere in pratica. Solo se si ha l’impressione che la perdita di capelli, la loro debolezza o le irritazioni del cuoio capelluto non siano fasi transitorie, ma anomalie durature allora sarà il caso di rivolgersi ad uno specialista. Ne parliamo con il Dottor Dario Tartaglini, Direttore Sanitario di BETAR MEDICAL, Centro Specializzato in Medicina Estetica di Milano. Ecco, caso per caso…
Caduta
E’ inevitabile che il passaggio di stagione faccia aumentare la quantità di capelli che cadono. “Perderne tra i 30 e i 60 al giorno – sottolinea Tartaglini – rientra nella fase normale di ricambio, ma se si superano i 100, allora, meglio adottare qualche contromisura. Beninteso, i rimedi sono efficaci solo quando si tratta di caduta temporanea, imputabile ad un periodo di debilitazione e stanchezza, a diete urto o a cure mediche particolari. Un’alopecia androgenetica (il nome scientifico della calvizie che solitamente colpisce gli uomini fra i 20 e i 35 anni) è irreversibile e non può essere curata con semplici applicazioni locali di prodotti rinforzanti”.
Capelli grassi
Necessaria per l’equilibrio dei capelli, la sottile pellicola di acqua e sebo protegge e conserva idratata e morbida la capigliatura. Ma un’eccessiva produzione di grasso diventa problematica: ciocche disordinate, pesanti, poco gradevoli a vedersi, anche solo un paio di giorni dopo lo shampoo. Attenzione però a non cercare di risolvere lo squilibrio lavando la testa con un prodotto aggressivo o con acqua troppo calda, o asciugare capelli tenendo il phon a distanza ravvicinata: non fareste che peggiorare la situazione. Per questo è indispensabile affidarsi ad un prodotto calibrato e specifico per capelli grassi, delicato, detergente capace di riequilibrare la produzione sebacea.
Forfora
Forfora secca o grassa? Se è fine e leggera, provoca prurito, ma non rossore allora è secca. Se forma scaglie gialle, spesse e oleose, aderenti al cuoio capelluto ed in grado di irritarlo, invece, si tratta di forfora grassa. Con l’uso di un prodotto adeguato i risultati non si faranno attendere troppo a lungo, ma non va dimenticato che la costanza è il primo ingrediente necessario…
Doppie punte
Colpiscono di solito i capelli lunghi, deboli e sottili. La cuticola (o scudo protettivo del capello) cede e si sfibra, permettendo la formazione di due o più punte, che rendono la capigliatura opaca, stopposa e difficile da pettinare. “A indebolire la cuticola – osserva Tartaglini – concorrono più fattori: inquinamento, sole, cloro (per chi va in piscina), sbalzi termici. Oppure tinture, permanenti e phonature mal eseguite”.
Contro i radicali liberi
Ci sono vari fattori che possono portare ad una maggiore perdita di
capelli rendendoli deboli, spenti e con un aspetto trascurato e poco sano. Quali? “Primi fra tutti gli stress psichici e le cattive abitudini alimentari – afferma il Dottor Tartaglini – che favoriscono l’azione dei radicali liberi, provocando l’invecchiamento precoce dei bulbi piliferi, ma anche condizioni particolari che devono essere valutate dallo specialista, quali il termine di una gravidanza, la sospensione di un estro-progestinico, l’interruzione di una terapia per l’alopecia androgenetica, l’utilizzo di alcuni farmaci, l’ipotiroidismo, la carenza di ferro e zinco” Non sempre i prodotti da applicare localmente sono in grado – oltre al sintomo – di risolvere la causa, che risiede, invece, alla radice capillizia, attaccata dai radicali liberi. “Un aiuto – conclude Tartaglini – può venire dagli integratori alimentari che forniscono all’intero organismo molti principi attivi antiradicali e antiossidanti come vitamine, selenio, rame e zinco”.
Caduta non stop
Quando i problemi ai capelli sono accentuati è bene evitare autodiagnosi e cure consigliate dal parrucchiere. Solo il medico, infatti, può stabilire la giusta causa tramite particolari esami, come il tricogramma, che studia il capello nelle varie fasi del suo ciclo, oppure il mineralogramma, che stabilisce eventuali carenze o accumuli di minerali nel capello.
Info: Dottor Dario Tartaglini – Direttore Sanitario BETAR MEDICAL – Studio Polispecialistico di Medicina e Chirurgia – Via Melzi D’Eril, 26 – 20154 MILANO – Tel. 02/36684785/6 info@betarmedical.it – www.betarmedical.it
Stefania Bortolotti
perdite vaginali: bruciore e prurito
Molte donne lamentano spesso bruciore, prurito alla vagina, perdite liquide o semiliquide bianche, giallognole, verdastre a volte maleodoranti e purulente, dolore durante i rapporti sessuali fino a quadri piu’ gravi di ulcerazioni, vescicole.
Sono i sintomi classici della Vaginite, uno stato infiammatorio in fase attiva del tessuto vaginale che coinvolge frequentemente i genitali esterni per cui viene definita anche vulvovaginite.
E’una condizione molto comune, il 75% delle donne va incontro a vulvovaginite nel corso della vita, molte di esse raccontano anche più episodi durante l’anno.
Cause
Più frequenti sono le forme legate al contagio con varie specie di microrganismi:
Funghi come la Candida albicans (candidosi);
Batteri come la Gardnerella vaginalis (vaginosi);
Protozoi come il Trichomonas vaginalis;
Neisseria gonorrhoeae (gonorrea),
Bacterium coli,
Herpes simplex.
Alcuni forme di patologie sistemiche provocano ulcerazioni e aderenze vaginali (tifo, scarlattina, difterite). Gli stimoli chimici (reazioni allergiche, liquido seminale, detergenti troppo aggressivi) o stimoli fisici-meccanici (come il trauma che si crea con un rapporto sessuale, l’uso di profilattici, gli assorbenti interni, l’uso di indumenti troppo attillati) possono predisporre la mucosa alla comparsa di infezione. Sessualmente è possibile anche trasmettere in modo diretto il microrganismo. Frequenti sono le forme di vaginiti in menopausa per l’atrofia dei tessuti da calo degli estrogeni, forma che si può presentare anche dopo il parto e in gravidanza dove le modificazioni delle condizioni dei tessuti vaginali portano alla comparsa di infezioni irritative. L’uso prolungato di antibiotici altera la flora microbica vaginale causando un’ infezione opportunista. Alcuni agenti infettivi possono essere introdotti nella zona vulvo-vaginale da cattiva igiene; in particolare il Bacterium coli normalmente presente nelle feci può essere trasportato dall’ano alla vagina con una pulizia effettuata da dietro verso avanti. Una vaginite che viene trascurata o malcurata può portare ad una forma cronica, alcune di queste dannose per la capacità riproduttiva dell’apparato genitale femminile.
Prevenzione
Una corretta igiene intima aiuta a evitare le infezioni, questo include la corretta igiene delle mani durante la pulizia. Evitare di portare le infezioni anali a livello vaginale con una corretta igiene intima. Inoltre non bisogna usare prodotti aggressivi che possono danneggiare la flora batterica normalmente presente nella vagina e che aiuta a mantenere pulita la zona e a prevenire le infezioni. Il profilattico aiuta a prevenire le malattie trasmissibili sessualmente. Occorre evitare l’uso di indumenti intimi troppo stretti.
Diagnosi
I sintomi clinici orientano sulla diagnosi ma la diagnosi di certezza si ha analizzando le cellule contenute nei secreti prelevati dalla vagina, mediante tamponi vaginali, Pap Test (striscio vaginale) che permette altresì la prevenzione oncologica del tumore del collo dell’utero.
Terapia
La terapia è volta alla cura specifica dell’infezione in corso: somministrazione locale o generale di antibiotici o antimicotici. Alcune infezioni sono a trasmissione sessuale e dunque anche il partner deve essere sottoposto a trattamento per prevenire recidive. Nelle forme da reazione allergica può essere indicato l’uso di cortisone e antistaminici; Nelle vaginiti atrofiche causate da un ridotto apporto di estrogeni può essere indicata l’applicazione locale di sostanze ormonali e l’uso di un lubrificante vaginale idrosolubile per alleviare il dolore durante il coito.
Dr. Massimiliano Giardina
Ginecologo Ostetrico
Via Conca D’Oro 300, Roma
Tel.327.7929379 – 06.8102765
www.massimilianogiardina.com